“La violenza non si può accettare. Medici e pazienti sono vittime del disagio dovuto ai malfunzionamenti del sistema aggravato dalla carenza di personale”, Valente – Presidente OMCeO Vicenza
Un recente episodio di violenza ha scosso il settore sanitario italiano: a Torino, un medico del servizio di emergenza 118 è stato minacciato con una pistola mentre cercava di rianimare una paziente.
Nonostante la gravità della situazione, il medico ha proseguito nel suo intervento, dimostrando un coraggio e una dedizione straordinari.
Questo incidente ha sollevato preoccupazioni significative riguardo alla sicurezza degli operatori sanitari, in particolare di quelli impegnati nell'emergenza territoriale.
Il presidente OMCeO Vicenza, Michele Valente, ha dichiarato:
La violenza non la si può mai accettare.
Esprimo, a titolo personale e a nome dell’Ordine dei Medici che rappresento, solidarietà ai colleghi coinvolti.
Penso che gli Ordini professionali abbiano fatto molto per contrastare la violenza sui medici e operatori sanitari. I numeri delle aggressioni oramai sono impressionanti. Oltre a rinnovare le richieste alla politica e ai manager della sanità di strumenti efficaci di protezione degli operatori, che prevengano le aggressioni ed evitino conseguenze penso che tutti insieme dobbiamo lavorare per una grande rivoluzione culturale, che trasmetta ai cittadini l’idea che il nemico è la malattia e non il medico, e che medici e pazienti sono entrambi vittime del disagio dovuto ai malfunzionamenti del sistema aggravato dalla carenza di personale.
Il sistema è fragile! Ma i cittadini riflettano sulle conseguenze: questi fatti di violenza creano negli operatori sanitari dolore, sconforto, frustrazione, incredulità. come è possibile che quella stessa persona che stai cercando di curare, di salvare, ti si rivolta contro, ti aggredisce? E non vorrei che queste violenze possano accelerare la decisione di non pochi Colleghi di abbandonare i contesti lavorativi della sanità pubblica e spostarsi verso altri ambiti dove ci sono meno stress e rischi dove il ruolo e il lavoro del Medico è maggiormente considerato e valorizzato.
LA PROPOSTA FNOMCeO
l presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO), Filippo Anelli, ha espresso solidarietà al medico coinvolto e ha sottolineato la necessità di misure concrete per proteggere il personale sanitario. Anelli ha evidenziato come episodi di violenza come questo aumentino il desiderio tra gli operatori di abbandonare la professione, mettendo a rischio la tenuta del Servizio Sanitario Nazionale (SSN).
Per affrontare questa problematica, la Federazione ha proposto l'implementazione di strumenti di allerta che permettano un intervento rapido delle forze dell'ordine. Tra le misure suggerite vi sono l'uso di bodycam, pulsanti di allarme collegati alle centrali operative e sistemi di geolocalizzazione. Questi strumenti potrebbero rappresentare un deterrente efficace contro le aggressioni e garantire una maggiore sicurezza per gli operatori.
Oltre alle misure di sicurezza, Anelli ha enfatizzato l'importanza di incentivare il lavoro degli operatori dell'emergenza territoriale. Ha proposto riconoscimenti economici e contrattuali simili a quelli già adottati per il personale dei pronto soccorso. Tali incentivi non solo riconoscerebbero il valore del loro lavoro, ma potrebbero anche contribuire a trattenere il personale qualificato nel sistema sanitario.
La Federazione ha più volte denunciato l'aumento degli episodi di violenza contro i medici e il personale sanitario, sottolineando come tali eventi abbiano un impatto negativo sia sul benessere degli operatori che sulla qualità dell'assistenza fornita ai pazienti. La sicurezza degli operatori sanitari è fondamentale per garantire un servizio efficiente e di qualità alla popolazione.
Inoltre, la FNOMCeO ha evidenziato la necessità di una collaborazione più stretta tra le istituzioni sanitarie e le forze dell'ordine per sviluppare protocolli di intervento efficaci in caso di emergenze. La formazione specifica del personale sanitario su come gestire situazioni di rischio e l'implementazione di campagne di sensibilizzazione rivolte alla popolazione potrebbero contribuire a ridurre il numero di aggressioni.