Negli ultimi anni si è parlato spesso di un calo nelle prescrizioni di antibiotici. Un segnale positivo, almeno in apparenza. Ma il nuovo rapporto AIFA racconta una realtà più complessa: mentre si cerca di ridurre l’uso, la resistenza batterica continua a crescere.
Nel 2023, infatti, il consumo complessivo di antibiotici in Italia è tornato ad aumentare (+5,4% rispetto al 2022), invertendo il trend di riduzione osservato negli anni precedenti.

Il nodo non è solo quantitativo, ma qualitativo

Cresce l’utilizzo di antibiotici ad ampio spettro – più efficaci nell’immediato ma anche più rischiosi in termini di selezione di batteri resistenti. E l’Italia resta sopra la media europea sia per consumo che per inappropriatezza prescrittiva.
A rendere il quadro ancora più critico è l’aumento delle resistenze. Batteri come Escherichia coli o Klebsiella pneumoniae mostrano livelli di resistenza in crescita o stabilmente elevati, rendendo alcune infezioni sempre più difficili da trattare.
Particolarmente rilevante è il dato pediatrico: la quota di bambini che riceve almeno una prescrizione antibiotica è salita dal 33,7% al 40,9% in un solo anno. Un incremento che solleva interrogativi sull’appropriatezza delle cure e sull’uso preventivo o non necessario.

Il risultato è un paradosso

Si riducono alcune prescrizioni, ma non abbastanza da incidere sul fenomeno complessivo, mentre l’uso improprio continua ad alimentare quella che viene definita una “pandemia silenziosa”.
La sfida non è solo limitare gli antibiotici, ma usarli meglio. Servono diagnosi più rapide, linee guida più stringenti e una maggiore consapevolezza – sia tra i professionisti che tra i cittadini.
Perché il rischio è chiaro: tornare a un’epoca in cui infezioni oggi banali potrebbero diventare nuovamente pericolose.