Con l’introduzione dei costi per molti servizi Spid, cresce l’interesse verso una soluzione alternativa e gratuita: la Carta di identità elettronica (Cie). Oltre a essere il documento di riconoscimento obbligatorio per tutti i cittadini, la Cie consente infatti di accedere ai servizi online della Pubblica amministrazione e a portali dedicati, come quelli previdenziali.

A differenza dello Spid, la Cie non prevede canoni periodici. Una volta sostenuto il costo di rilascio – pari a 16,79 euro – il suo utilizzo come identità digitale è gratuito e illimitato per tutta la durata del documento, che è di dieci anni. Non sono quindi previsti rinnovi annuali a pagamento, come ormai accade per gran parte delle identità digitali fornite da operatori privati

Come funzionano Pin e Puk

Per utilizzare la Cie al posto dello Spid sono necessari i codici Pin e Puk. Al momento della richiesta in anagrafe, la prima parte del Pin viene consegnata subito allo sportello, mentre la seconda parte arriva successivamente per posta. Tuttavia, non è raro che questi codici vengano smarriti.

In caso di perdita, esistono due possibilità: il recupero tramite l’app CieID o da computer con l’apposito software. Si tratta però di procedure che possono risultare complesse per chi ha poca dimestichezza con la tecnologia e richiedere tempi tecnici, anche fino a 48 ore per completare alcuni passaggi

La soluzione più semplice: rivolgersi al Comune

Un’alternativa più immediata è recarsi direttamente allo sportello anagrafico per chiedere la ristampa dei codici. L’operazione è generalmente immediata e può essere effettuata in qualunque Comune italiano, anche diverso da quello di residenza o da quello che ha emesso la carta. In molti casi non è necessario prendere appuntamento, anche se è sempre consigliabile verificare preventivamente le modalità previste dalla propria amministrazione

In un contesto in cui l’identità digitale è indispensabile per accedere a servizi pubblici e previdenziali, la Cie rappresenta dunque una soluzione stabile, accessibile e priva di costi ricorrenti.

FONTE: IL GIORNALE DELLA PREVIDENZA