È sotto gli occhi di tutti che la sanità in Italia è decisamente avviata verso la privatizzazione.
Sarebbe sufficiente guardare alle numerosissime strutture sanitarie private attivate nel nostro territorio e guardare in faccia la realtà: stiamo assistendo allo scivolamento del servizio sanitario verso una privatizzazione che sembra quasi inarrestabile.

Già oggi possiamo parlare di un nuovo sistema sanitario misto a tre gambe:

  • il Sistema Pubblico in forte sofferenza per il cronico sottofinanziamento
  • il Sistema Privato profit con pagamento diretto di tasca propria delle prestazioni, fortemente in espansione
  • il Sistema Assicurativo sostitutivo, anche questo in forte espansione con gli strumenti del Welfare aziendale e dei Fondi sanitari con le Assicurazioni.

In pratica i Fondi sanitari e il Welfare aziendale costituiscono una deregulation realizzata con scarsa trasparenza: di fatto sono veri e propri strumenti di privatizzazione sostitutivi della sanità pubblica.

Gli elementi che oggi fanno parlare di deriva americana sono il sottofinanziamento cronico della spesa sanitaria pubblica in rapporto al Pil, inferiore rispetto alla media dei Paesi Europei, e la contemporanea crescita della sanità privata con l’aumento delle assicurazioni sanitarie integrative, a cui vanno aggiunte le lunghe liste d’attesa nel pubblico per cui chi può paga per anticipare le prestazioni sanitarie.
Contestualmente assistiamo alla riduzione del personale con cronica carenza di medici e infermieri. Carenza che si tende a colmare con il ricorso a sanitari stranieri reclutati anche senza il riconoscimento formale dei titoli.

La sanità pubblica italiana è sempre meno appetibile per i nostri Medici e Infermieri, quando invece basterebbe aumentare le risorse per il personale sanitario, garantendo contratti stabili e retribuzioni competitive per attrarre e trattenere professionisti qualificati.

Anche se prosegue la crescita della spesa globale sanitaria italiana si deve evidenziare che quella privata continua ad aumentare più della pubblica.
Nel 2024 quella pubblica ha toccato quota 139,4 mld (+4,9% rispetto al 2023) a  cui vanno sommati i 46,4 mld di spesa out of pocket (pagamento diretto delle famiglie di tasca propria): +7,7% rispetto al 2023.
Questo è quanto emerge dall’ultimo rapporto della Ragioneria Generale dello Stato.

La questione non è tanto se diventeremo, nel breve termine, come gli Stati Uniti ma se il finanziamento pubblico riuscirà a restare adeguato per garantire universalità, accessibilità e qualità oppure se aumenterà sempre di più il peso del privato per chi può permetterselo.
Molte analisi comparative mostrano una chiara associazione positiva fra la spesa sanitaria pro capite e l’aspettativa di vita: i cittadini dei Paesi che investono di più in sanità pubblica vivono in media più a lungo.
Distinguendo tra pubblico e privato, la spesa privata (con le Assicurazioni) e soprattutto la spesa diretta delle famiglie è invece negativamente associata alla aspettativa di vita.
Come del resto accade negli Stati Uniti dove la componente privata è molto elevata e pur essendo il Paese più ricco del mondo, un cittadino vive mediamente tra i 77 e 81 anni contro gli 83.6 di un cittadino italiano.

E allora è questo il modello a cui ispirarsi?